martedì 22 gennaio 2013

Fiocca...

Nevica, ma è quel tipo di acqua gelata che qui chiamano "agua nieve", non sabendo poi ben delimitare il margine tra le due.
Ma pensandoci bene, alla fine, le due cose sono le stesse, le differenziano soltanto alcuni gradi sopra o sotto lo zero.
Ecco demolite, in due umili parole, tutte le smancerie romantiche sulla neve.
Che per me di romantico, sia detto e ridetto allo sfinimento, non ha proprio un bel niente!
Passiamo oltre...

Sto aspettando il mio pacco che non arriva. E non vorrei finire con l'essere uguale a tanti clienti impazienti che ci chiamavano impacciati, a volte, irosi e sprezzanti altre, chiedendo dove diavolo fosse finito il loro pacchetto...bah, aspetteremo fiduciosi sull'uscio dell'impazienza!

E mancano solo due giorni...che emozione e che nervosismo mi sta prendendo in tutto il corpo fino in fondo al cuore!
Mica è da tutti e non capita tutti i giorni che un'impenitente cinquantenne si sposi! O sì? Non credo proprio.

Comunque, come dissero,: alea iacta est, il dado è tratto...e quel che è fatto è fatto. Il resto è futuro.
Non vorrei, con l'affermazione, dar l'idea di un pentimento o di una indecisione, no.
Sono felice della scelta fatta e non è certo solo burocrazia.
Per me che sempre sono fuggita davanti ai compromessi emozionali, all'impegno totale verso l'altra persona, avere un anello al dito con un nome e una data incisi, vuol dire tanto, vuol dire totalità ed impegno...come le eroine dei vecchi films in bianco e nero!
Ho in mente una foto, spero di poterla fare per i posteri...
Saluti e baci...

lunedì 21 gennaio 2013

"...Ed io burattinaio di parole..."

C'è il sole fuori, splende eroicamente nel mezzo di un cielo azzurro pallido.
Io cucino pollo al latte di cocco con verdurine e champignon da abbinare poi ad un riso basmati, profumato e lungo, con chicchi ricchi e argentati.
Non ho molta voglia di scrivere in questi giorni. Leggo e leggo, divoro libri come fossero patatine.
Tomi di settecento pagine in pochi giorni e José mi guarda allibito mentre io, con la coda dell'occhio, lo vedo osservarmi.
Per lui, astratto e creativo uomo di scienza, è impossibile immaginare leggere a tale velocità: un libro può durargli mesi e mesi...
E quel che lui non capisce della mia frenetica lettura, della fame insaziabile che ho di parole d'altri, io non capisco del suo ozio letterario.

Non riuscirei a concepire la mia vita senza un libro accanto.
Ce ne sono alcuni che proprio non posso lasciare, vuoi per la trama intrigante, vuoi per l'amorevole groviglio di parole che mi entra dentro e lo posso percepire quasi fisicamente.
Come potrei essere diversa ora, al limite dei cinquanta? Ora che la saggezza mi sembra sempre più materiale per pochi eletti, una selezione di anime nell'incedere inflessibile del tempo.
Ed io, povera mortale, marionettista in bilico tra le mie stesse parole, cerco, quando posso e come posso, di attingere un po' di conoscenza, senza strafare.

L'ignoranza nel senso strettamente etimologico del termine, mi atterra, mi spaventa, mi fa profondamente male.
E vivere annegando in questo mare intollerante di povertà spirituale dove la cultura non è nemmeno più un diritto ma una semplice diversione...beh, non lo sopporto!
Quindi, per me almeno, la soluzione non è il suicidio emozionale che i più scelgono o han scelto. No.
Io preferisco suicidarmi nell'eterno gioco delle parole che altri hanno lasciato, verbo tangibile di un'eternità imminente.
Preferisco gettarmi nel baldanzoso ballo della conoscenza, senza limiti, cercando, provando e riprovando a non essere carne da macello!

Quanto è vero che l'ignoranza è l'oppio del popolo, molto più della religione. O, quanto meno, degne compari che spettegolano a braccetto!

Poi però lo ammetto: come in tutto quel che faccio, a volte eccedo e capisco anche José che mi guarda con gli occhi compassevoli dell'amore e mi perdona qualsiasi cosa, errore o bruttezza...perchè lui, in me, vede soltanto la disperata bellezza dell'amare!
E posso io lamentarmi? No...e giovedì mi sposo!!!!

Emozionata come una quindicenne!
Saluti e baci....

martedì 8 gennaio 2013

Piovviginando sale....

Il cielo sembra uno straccio umido e grigio che racchiude in sè una specie di tormento, come una prigione dalla quale non sai scappare.
Noia e nebbia si danno la mano, senza paura, sapendo di essere quasi sorelle: pregano e piangono insieme.
E le loro lacrime, invece d'essere un'intuizione, si stendono pietose su di noi in questo giorno umido e freddo.
Chi ha detto che l'inverno è bello? Io no, indubbiamente!
Il silenzio è interrotto solo dalla musica che, però, non disturba: appare come in una fusione, tra il niente ed il silenzio solo poche note.

Una diga di goccioline che inciampano nel cielo compatto...sembra di pane... quel pane "ciccoso" dimenticato in una busta di plastica!

Portata a cercare quel mare mancante...non sono mie le parole. Quasi tremo davanti alla capacità di alcuni di spiegare con poche pennellate di sintassi e grammatica un concetto reale o un'idea
Deo gratias che ci sono questi esseri speciali della cui comunità non faccio parte se non spiritualmente.
Io per spiegare e spiegarmi ho bisogno di fogli chilometrici, di tonnellate d'inchiostro. Di vocabolari dei sinonimi e contrari e di mille e mille ripensamenti.

Oggi è il compleanno di Ghiaccio. E già sono dodici anni insieme.
Come potrei trovare, anche in questo caso, le parole per dirgli grazie?
Perchè lui sì è una scoperta quotidiana, un insieme di grazia capricci testardaggine e dolcezza e amore totale, sentimenti e capacità ai quali non siamo avvezzi noi, gli esseri umani.
Quelli perfetti. Quelli che decidono il bene ed il male. Quelli che dichiarano nella retorica la loro superiorità, non certo negli atti.
Invece loro, e Ghiaccio per me in particolare, dicono tutti non avendo dono di parola.
E per fortuna a volte: evitano le promesse evanescenti, le bugie, le anomalie e disfunzioni del verbo.
E un altro anno è andato Ghiaccio, anche per te amico mio...certo tu lo sai quanto sei importante e conosci i miei sorrisi e la gioia di saperti con me. E quanto ti voglio bene, anche quello sai, certo.

E mentre la mattina si perde piano, vorrei solo lasciare un attimo di sogno nella fatiscenza di questo cielo che non ha voglia di aprirsi nemmeno per caso.
Ci sono tanti progetti che frullano e macinano nella mia testa. Uno in particolare spero diventi presto sicurezza e non solo una timida speranza...e non ne parlo per scaramanzia!
Ma fortemente vorrei che si slacciasse dalle stringhe dell'irreale per toccare terra e poi tornare a decollare, però carico di idee profumate che non saranno più concetto, ma realtà.
Ojalá!
Saluti e baci...

sabato 5 gennaio 2013

"L'anno che sta arrivando...porterà una trasformazione..."

È tutto gelato qui intorno. Sembra quasi che qualcuno abbia tirato a casaccio cristalli di zucchero sull'erba.
Se non fosse per il freddo intenso, quasi potrebbe sembrare bello: ricami di lustrini sulla coperta verde, riccioli orlati in ghiaccio.
È l'inverno. Fa freddo. Ma almeno, tra qualche ora, il sole sazierà di calore le ossa intorpidite e tutto darà un'impressione differente.
La mattina è sempre così. Svegliarsi in una casa gelata e guardare fuori per fingere di non sapere che vedrai tutto bianco, anche il respiro sui vetri, bianco e appannato.
Ma poi si alzerà il sole e, come in un mistero quotidiano, i disegni di ghiaccio cominceranno a sciogliersi lasciando rigagnoli d'acqua tra i ciuffi d'erba gelati, quali telegrammi stringati ridotti ad impercettibili suoni invece che parole. 

Non mi sento in piena forma in questi giorni. Tante cose, tutte insieme, mi fanno come girare la testa. Mi sento come fossi pesante, la testa soprattutto e non ci sono abituata e non mi piace.
Dovrei essere contenta perchè cose belle mi aspettano nei prossimi giorni: arriverà la Katis e alla fine del mese ci sposeremo, José ed io....ma guarda te!
Non si può certo dire che non ci abbia pensato!
Mancano ancora gli anelli, già visti e scelti. Un legame d'amore che non avrebbe bisogno di dichiarazione o affermazione e legalità, ma che comunque mi emoziona lo stesso.
Chi l'avrebbe mai detto che un passero solitario come me sarebbe, ora, arrivato a questo punto?
Che poi, animale claustrale proprio non sono. Anzi, esattamente il contrario!

Sono un essere sociale, mondano quasi per certi versi.
Forse ancora non era arrivato il momento, anche se la persona giusta l'avevo già incontrata, da otto anni.
Ma l'istante si presenta quando deve, la circostanza diventa un sospiro ed è allora che arriva la celebrazione e si ormeggia tra emozione e speranza.
Ma, come dicevo, nonostante la felicità che non posso negare, ci sono cose che frullano nella mia mente, cose che non dipendono direttamente da me e proprio per questo non riesco a controllare, che mi discostano da quel che dovrebbe essere un appagamento completo.
Mia sorella direbbe che non sono mai contenta, non a torto!
Ma sono così. Sempre sondando e cercando nella perturbata condizione della profondità. Mah...dovrei lasciar perdere...beati i puri di cuore...

Mi sono fatta un tatuaggio, quello che da tempo mi girava nella testa, già tratteggiato e colorato da tempo: un Don Quijote!
Meraviglioso!
Sotto il mio nome, risulta il legame indissolubile con me.
E il fatto che rappresenti José, è già un matrimonio!
Adesso manca solo che al braccino che mi è rimasto, dia un po' di consistenza! Comincerò presto ad andare in palestra e a nuotare...alla fine si che si avvereranno i buoni propositi di cui si parlava per l'anno che viene, che già è arrivato naturalmente!
E per questo e le idee che continuano a macinare le mie energie, per l'anno che già scocca e definisce il tempo e per quelli che verranno, continuo imperterrita a brindare!
saluti e baci.... 

venerdì 4 gennaio 2013

Eccentrici capricci

Ti metti qui, davanti ad una tastiera, un foglio virtualmente bianco...e le parole sembrano bloccarsi.
Tutte le idee, i concetti, diventano all'improvviso asimmetrici come in un caleidoscopio.
Congelati nell'enorme calamaio, impiastricciati d'inchiostro, ma senza forma o leggerezza.
Pesanti come un macigno ti trascinano a fondo, sul fondo di quell'oceano dimenticato dove spesso oziano le parole.
Perchè poi toglierle dal rifugio che intimamente si sono riservate discostandosi dall'aggressività collettiva per riposare in una sfera totalmente individiale?
Non so se sia giusto quasi chiamarle a rapporto, ponerle sull'attente, ferme e diritte a soddisfare l'illustrazione dei miei pensieri.

Anche se a volte vagano libere per la pagina e lo spazio, è pur vero che a volte mi sembra di forzarle.
E come se avessero esse stesse un'anima indipendente, violentarle a volte.
O quanto meno tenerle a freno evitando ghirigori di pensieri che probabilmente sarebbero più graditi, a loro e a me.
In definitiva, anch'io mi obbligo a poche righe se non giornaliere, quasi.
Esercito un'abilità nell'antico gioco del parlare scrivendo, abilità che, come tante volte ho detto, si limita a scarabocchi quali geroglifici delle complicate astrattezze che mi concedo!
È però una maniera di continuare a scrivere, senza dir poi molto, lo ammetto.
Un esercizio retorico? Più o meno.
Esercizio del quale mi compiaccio, nel quale mi crogiolo, ma che, naturalmente, a poco serve.
Non migliora nè me stessa nè il mondo circostante. Non cambia situazioni e non denuncia se non quando una rabbietta infantile mi si impone, mi mette alle strette e mi persuade.
Non ho mai veramente amato la filosofia. Eppure tra queste righe ne leggo molta rileggendo quel che scrivo.
Speculo l'insondabile filosofando su teorie astruse, teorizzando concetti. Imbrattando la logica ed il raziocinio con idee malsane e bislacche.
Bah, in fin dei conti, chi comanda questo esercito di verità fittizie? io, o no?
Quindi, così è se vi pare!
Saluti e baci... 

giovedì 3 gennaio 2013

Il mestiere di vivere

Oggi mi sono iscritta al "paro", INEM, ufficio disoccupazione o come si voglia chiamare, la sostanza è quella e non cambia.
Mi aspettavo una fila interminabile, la "colonna infame" di disoccupati, quei 5 milioni di anime che cercano e non trovano.
Invece c'erano quattro gatti, tutti stranieri, me compresa, ovviamente!
Purtroppo cercare un lavoro è diventata come una caccia al tesoro e solo ci sono pochi vincitori.
Io ancora, a volte, mi sento colpevole. Un senso di colpa che non mi lascia dormire bene; neppure di notte sono esente di colpa. Ho scelto la dignità e neppure so se ho fatto la cosa giusta.
La colpa: questo strano stato d'animo che mi ha accompagnato spesso nella vita e pare che il suo sodalizio con me non sia ancora concluso!
Sono a casa da poche settimane ed è vero che non ci sto granchè bene, nonostante le cose da fare che sono o potrebbero essere molte.
Comincerò ad andare in palestra ed in piscina, leggo continuamente, cucino quel che voglio e quando voglio...ma già, quel che mi manca, è il contatto costante con la gente.
Che strano essere umano sono, sembra che non riesco ad essere mai contenta fino in fondo, chissà perchè. Sono qui e vorrei essere lì, sono lì e vorrei essere qui.
Quel che mi manca, e lo so, non è la materialità, le cose in sè voglio dire. Mi manca una vera realizzazione? Forse.
Perchè il resto... certo, non mi posso lamentare di quel che ho e di come vivo.
Ma c'è sempre quell'istante d'insoddisfazione, mah...
Davvero il lavoro nobilita tanto? Magari sì, certo tipo di lavoro.
E non pretenderei che mi desse piena realizzazione, a questa età, a questo punto della mia vita.
Chiederei soltanto un qualcosa nel quale potessi almeno essere considerata persona, nient'altro.
¿Es mucho pedir? È molto? Mah....
Probabilmente sì, è chiedere assolutamente troppo...
E se almeno le idee avessero un loro giusto peso! Per me, indubbiamente, ce l'hanno un peso, ma non è il peso dell'oro! Mi piacerebbe, sì, montare una cosa mia, un bar che ho già nella testa, chiaro e già pronto...ma quel maledetto denaro, qui e in ogni dove!
Quindi andiamo avanti! Poi ho altre idee e chissà...non ha forse detto la Katis che è l'anno del Cancro?
Beh, non è il mio segno, ma sì di José...vedremo quel che ci riserva il destino!


E il libro? Scrivere...non credo di esserne all'altezza, semplicemente no. Anche se tanta gente dice il contrario, io so quel che valgo, dove posso arrivare e dove no! E a pubblicare...per quello ci vuole un'arte differente, un punto in più che è esattamente quel che manca ai miei scritti.
Che va bene, sicuramente, per cose semplici, per un blog o per brevi racconti. Scrittura di vita quotidiana, un diario forse.
Ma leggo e rileggo le cose scritte e mi sento così lontana dall'idea che io ho di scrittori veri, di quella gente che usa la penna e ti stupisce con le parole. Che ti stimola emozione e pensiero. Che ti avvinghia in una trama, che colora di blu giorni grigi.
Che esprime quel che tu puoi solo immaginare e dici: ecco, così avrei voluto dirlo e non l'ho detto.
Non è cosa che può nascere da tutti. È cosa che poi sì appartiene a tutti, o a chi lo voglia almeno.
È patrimonio dell'umanità, ogni libro lo è. Come un monumento o una vista panoramica, pure quello lo è.
Non parlo nemmeno di arte in senso stretto. Anche perchè poi, cos'è l'arte se non espressione ultima o primordiale dell'attitudine personale di qualsiasi essere umano?
Ma c'è un'arte personale che tu vivi per te stessa o per pochi intimi; e poi c'è l'altra, quella che valica monti e terre e mari e passa le frontiere e diventa universale.
È solo un'idea, non pretendo che nessuno la condivida con me. Anche questa è un'idea, una delle tante che occupano almeno in parte, a volte, i miei pensieri.
Non pretendo che diventi assioma di verità...che anche la verità...potremmo qui disquisirne il concetto!
Intanto, io continuo a scrivere. Quelle poche cose che ho da dire per adesso le lascio qui, in un etere etereo come è, certo, la pagina di un blog.
Saluti e baci.... 

domenica 30 dicembre 2012

¡Feliz año nuevo!

Si dovrebbero fare i conti,no? O gli auguri almeno.
" Un altro anno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è già passato e passerà..."
Ma poi, alla fine, sono sempre quelle le cose che si dicono: auguri, buon anno, tanti auguri...e la maggior parte delle volte nemmeno t'interessa se quello o quell'altro avrà o no un buon anno.
Io cerco almeno di non esagerare. Se mi fanno gli auguri rispondo, ovvio. Retaggi di un'antica educazione che, nonostante siano passati anni ed anni, ancora mi accompagna, indelebile, indimenticata.
Altrimenti taccio, non dispendio serena energia a destra e a manca, non serve e non mi piace.

Ma agli amici, quelli veri, quelli che, per me almeno, usando una strofa conosciuta, "...ma proprio perchè pochi son buoni fino in fondo...", a quelli sì vorrei fare gli auguri, di cuore, dal profondo: di salute innanzi tutto, che sembra un luogo comune e non lo è.
Per chi, come me, ha sperimentato l'assenza della stessa, è importante marcare il punto d'inizio! Salute per vivere e lavorare, per gioire e per piangere anche. Ma almeno senza i dolori del corpo, quelli che ti impediscono ogni altro pensiero.
Salute per curiosare nella gente e nel mondo, in posti sconosciuti e lontani. O in luoghi già visti e vicini, familiari e costanti nelle loro nebbie, nel cielo azzurro, nelle vecchie case o nei palazzi. Nei contorni primaverili o invernali.
Per tutti voi, e per me, che sia un anno pieno, rigonfio di salute!
E di serenità. Quella che ti aiuta nell'incertezza, nel vivere quotidiano, monotono a volte, sì, ma lo stesso parte del tuo instancabile presente.
Serenità per far fronte ai problemi, alla vita che ti corre incontro e a volte ti sbatte a terra, a volte ti supera e ti lascia indietro, la tua stessa vita. I tuoi giorni lenti o frenetici, faticosi o lievi, ma pur sempre parte del tuo essere diverso, differente dalla massa che non sa o non vuol sapere.
Per tutti voi, e per me, che sia un anno sereno, in pace!
E di voglia ancora di lottare. Per chi ancora non ha diritti e sono tanti, troppi.
Per conquistare quello spazio negato, rubato, nascosto. Contro chi ci vuole sottomessi, incredibilmente deboli nell'ignoranza. Malati psico-fisicamente, così che la realtà ci sembri soltanto un bisogno personale e non un diritto sacrosanto. Come il lavoro, la sanità, l'educazione. E la casa, la cultura...
Per tutti voi, e per me, che sia un anno di conquiste in un mondo ancora idealmente da conquistare!

E i buoni propositi? Quelli che...non fumo più, vado in palestra. Quelli che...finirò quel racconto, metterò in ordine le idee.
Quelli che resteranno solo propositi e quelli che invece si faranno reali, forse pochi, forse tanti, chissà tutti.
Anche ai buoni propositi, buon anno!

E gli altri? " I santi tristi"? Di quelli non mi importa. L'indifferenza è quel sentimento ancestrale che mi hanno insegnato proprio loro, che non conoscevo perchè, in qualche angolo recondito del mio cuore di panna, ho sempre creduto che l'essere umano è tendenzialmente buono, nobile e sincero. ¡Vaya gilipollez!
Così che...dal profondo del cuore, auguri a tutti quelli che mi vogliono bene e ai quali voglio bene..."ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare...e a culo tutto il resto!"
Saluti e baci.... 

venerdì 28 dicembre 2012

Do ut des...non sempre...

Il prato, i ciuffi d'erba, vestiti come di pallettes brillanti a festeggiare in anticipo un anno che va via. Nel gelo di una notte passata. Ora il primo sole scioglie i cristalli creati dalla notte, così come il giorno scioglie i sogni e vi getta, tu e i sogni, scartati come caramelle già succhiate, sull'asfalto.

È passato un anno, un anno quasi. 365 giorni fatti di milioni di ore e milioni e milioni di minuti....secondi, meglio non contarli!
Pare che non abbia avuto niente da dire e non è così. Tante sono le cose successe, tante. Milioni di milioni, quasi come le stelle o le ore ed i minuti passati. E non indenni, no.
Hanno tracciato il loro cammino nelle vite, nella mia vita. E lasciato solchi, arati e non arati, seminati e no.
A volte calchi fatti di pasta di zucchero, lavorati, stirati e ammorbiditi dal calore delle mani.
A volte si sono incastrate nel cemento, indissolubili. E restano lì, memoria identificata e da identificare. Ma crudele, come crudele è spesso il ricordo.
Sono cominciati giorni e giorni, quegli stessi, se ne sono andati non senza voce, spesso gridando e piangendo. Poche volte sorridendo.
Ho vissuto, questo sì. Bene o male.
E ne è valsa la pena? Come sempre. Sì.

Mesi e mesi di call center, di distruzione fisica e mentale.
Chi non ha lavorato mai in un call center non può sapere e nemmeno capire.
È quello che negli anni sessanta era la catena di montaggio, alienante e bruta. Triturando pensieri e parole, le domande si fanno e alle stesse si risponde, quando si può e come si può.
Ma risponde qualcuno mai alle tue domande? A quei quesiti che ti opprimono? Alla tua voglia di giustizia? No, nessuno, mai.
E non perchè non ci siano risposte. Quel che manca, veramente, è il desiderio di trovare soluzione alle domande, di trovare un punto d'incontro almeno.
La verità è che rispondere o dare ascolto almeno alle domande significherebbe perdita di denaro, semplicemente.
Rispondere ai bisogni, non con le parole che continuano ad essere portate via dal vento, ma con fatti concreti, con concessioni che dovrebbero essere sacrosanti diritti, vorrebbe dire ammettere un errore nella valutazione dell'essere umano.
Certo.
Nel call center, prima che persona, e spesso "invece di persona", sei l'appendice di un telefono. Sei soltanto una voce. Nemmeno dita che digitano numeri, non è più necessario. Ora ti mettono delle cuffie con un microfono annesso...ed entrano ed entrano telefonate, una dietro l'altra, una dopo l'altra.
"Yodeyma profumi, buongiorno sono Ilias....", centinaia di volte al giorno,sempre la stessa storia.
E nemmeno i cinque minuti di riposo visuale. Solo cinque minuti di pausa la mattina e cinque il pomeriggio. Al bagno solo il tempo stabilito. E a volte, dovuto all'ingente carico di lavoro, alzare la mano per poter andare a far pipì.
Catena di montaggio, sì.
Ricordi "Tempi moderni" di Chaplin?
Ma è questa la modernità?
Questo è il mondo che volevamo cambiare nelle manifestazioni, nelle notti dove scorrevano come fiumi limpidi le parole? Negli scioperi degli studenti con gli operai?
Nelle autogestioni, negli slogans...che tristezza!
Tristezza, malinconia. E poi rabbia. Una rabbia forte, ma non verso di loro: i padroni non saranno mai diversi, cercheranno sempre di guidare verso i loro orizzonti la tua vita, di pilotare il tuo fare verso il loro obiettivo.
La rabbia va diretta a tutta quella gente, ex colleghi, deo gratias!, che dal basso si prostrano dirigendo i loro corpi ancora più giù, ancora più in basso, annullandosi nell'accettazione di qualsiasi imposizione.
E poi si giustificano dicendoti che hanno bisogno di soldi, che devono mangiare e pagare l'affitto...
E non dovevano vivere e mangiare e pagare le bollette le persone che hanno lottato perchè tutto potesse essere differente?
E non avevano figli da sfamare, spesa da fare e mille altri impegni che non erano certo capricci, quelli che hanno fatto sì che, per un periodo almeno, le condizioni cambiassero?
Basta! Basta ormai di cercare alibi che non avete! Basta ormai di far finta d'essere alternativi, andare alle manifestazioni, certo, solo se sono la domenica mattina e non pregiudica nè il tuo stipendio nè la tua immagine di fronte al padrone.

Perchè questo avete voi tutti: un padrone come il più sfortunato dei cani!
Perchè il mio  cane, Ghiaccio, non ha un padrone, ma solo chi gli indica la strada.

Voi no. Voi meritate il giogo e le catene, la maggior parte di voi!
Sono tornata!
Saluti e baci...

venerdì 27 gennaio 2012

El pueblo unido...

Quel tappeto di seta blu che é il cielo...
Quel gioco di pedine luccicanti che sono le stelle ed i pianeti...Iuppiter e Saturno...e poi la stella del mattino...
Quel pallone di fuoco, incandescente e solitario che é il sole, tra poco nascerá per distinguere la luce dal buio...
Tutti loro, distanti come non mai dalle paure degli umani, agonizzanti nel cerchio ormai distorto che é la terra...che cercano la via, la parola mancante in un discorso interrotto...
Un sermone di insulti ed emozioni. Mentre io cerco giá nella memoria dei miei occhi i visi, le tracce di chi non vedró piú...
I colleghi di lavoro sono soltanto compagni di avventura o di sventura, secondo i casi: assioma di veritá...
Ma quante volte hai condiviso con loro sorrisi, risa e lacrime, presunte o vere, anelate o distruttrici?
Quante volte hai raccontato e ti sei lasciata raccontare disagi, imprecando contro un muro d'immoralitá?
E poi piú niente...tu o loro, o tu insieme a loro, a camminare per altre strade, a raccontare altre storie, scrivendo libri e pagine di sconfitte e delusioni.

E di forza e coraggio. E di pace e guerra.
Cantando altre canzoni. Assotigliando la melodia, stonando e distorcendo la musica iniziale.
Tutto, davvero tutto é un dettaglio nel girovagare dei giorni?
Un dettaglio incomprensibile il tempo che ti pone davanti situazioni e poi le riassume, tutte, in un unico ricordo?
Io non lo so.
So soltanto che mi piacerebbe ancora credere nell'essere umano, mi piacerebbe poterne indagare l'anima, la mia in primis.
Mi piacerebbe essere certa di essere parte di un tutto anche se il tutto, spesso, é soltanto un inutile dettaglio.
Spinta nel marasma opaco di un call center, a volte la vita mi sembra proprio una giostra, ballerina e scanzonata.
E l'essere umano, spesso, un'inutile vergogna che piú sale in alto, verso una gerarchia ignobile e spietata di decisioni arbitrarie, tanto piú si dimentica, o fa finta di dimenticare, i diritti ed i bisogni primari di chi é come lui.
Cosa importa se devi pagare l'affitto, mangiare ogni giorno? Se la tua vita scorre oltre i limiti di uno stupido ufficio? A chi importa di te e del tuo esistere?
Siamo soltanto marionette, burattini con le cuffie, parlanti o no, secondo i casi.

Siamo soltanto carne da arrostire al bisogno, bocconi di vita trangugiati e digeriti, dimenticati...
Cosí é, se vi pare...altrimenti fottiti!
E noi? Ognuno per sé e dio per tutti, certo...che tristezza!
Saluti e baci... 

venerdì 13 gennaio 2012

♫ ♫...Badabadan-badan...potere operaio...♫ ♫

Il cielo sembra un vassoio di biscottini di pasta di mandorle spolverati di zucchero a velo, bianco, quasi di latte.
Se all'improvviso lo zucchero si rovesciasse, comincerebbero a cadere da questo cielo grossi fiocchi di neve, ciccioni come mandorle pelate, morbidi come piume.

Non mi piace la neve, l'ho detto e ridetto, ma é sabato mattina, la luna non si vede, affogata nel succo nero di lamponi che pare essere questa notte che non finisce mai...e mi andrebbe bene qualsiasi cosa.
La settimana é passata, pesante, un fardello di ore che nemmeno l'orologio sapeva delimitare.
La prima settimana di lavoro e mi é sembrata come quei secoli eterni di buio medievale che nessuno ha il coraggio e la voglia di ricordare. Se non nelle leggende di dragoni principi e dame.
Per fortuna, le risate rompono la monotonia.
Per fortuna, a volte il call center diventa un palcoscenico e la vis comica di noi quattro sciagurati, rompe istanti di stanchezza infinita..."si ride per non piangere...", ma serve anche quello.
A volte, pensando e ripensando, mi tornano in mente situazioni di anni andati quando il potere, almeno nell'illusione della lotta, era nelle mani acerbe della gente che ancora ci credeva.
E mi rivedo in piazza, striscioni e canzoni colorate di speranza...anni giovani d'immature certezze.
Anni di singhiozzi per i diritti spezzati.
Ma se é certo che la Speranza fu l'ultima ad essere rovesciata giú dal vaso di Pandora...allora ci credevo...
Poi arrivi a cinquant'anni suonati e t'accorgi di essere tornata indietro, d'aver percorso un cammino a ritroso e di essere rossa come un gambero incazzato.
Perché i sogni son gli stessi, ma le speranze ormai son disilluse, cadute, frantumate, digerite dalla voracitá di un'intenzione.
E m'accorgo che per molti versi non é servito a niente lottare, gridare, insultare e tirare sassi...come un'intifada senza speranza, lontana dal raggiungere un qualsiasi divenire.
I diritti bruciati da un fuoco di potere e suggestione che rimangono sempre gli stessi, statici e stantii negli anni.
Parole che vorresti gridare e che invece rimangono lí affogate in gola.
Come se non bastasse pensarle e crederci.
Come se tutto fosse inutile...come no, inutile lo é, purtroppo.
Perché noi, banditi di un'idea, siamo rimasti gli stessi. Qualcuno é volato via, certo.
Ma noi che siamo rimasti e ci attanagliamo e ci incateniamo allo stesso ed unico desiderio di giustizia, ancora vorremmo credere nella possibilita di un cambiamento, di un dovere sociale verso noi stessi e la folla circostante, ignara, silenziosa e pia.
Invece, ci rendiamo conto e m'accorgo io stessa, che tutto volge al passato ed il passato é presente...
Spero soltanto non sia futuro.
Saluti e baci....

giovedì 5 gennaio 2012

Bella ciao....

Bella Ciao...per continuare a sentirsi a casa, anche se una canzone non cambia..."e con una canzone non si puó far poesia"...oggi non mi importa un bel niente quel che si dice si é detto o si dirá.
Il mio mondo rimane quello, senza sfronzoli e basico, resistendo come resiste l'albero...nonostante tutto!
Vorrei essere altrove, ma é qui la mia vita. Quella fatta di lavoro.
La mia terra, quella che mi ha visto sbadigliare di fronte al mare guardando e cercando un altro luogo; quella che mi ha visto bambina tra le nebbie e nevicate della Val Padana; quella che produce suoni familiari; quella che si alza e va a dormire prima, senza tante feste e schiamazzi. Quella terra é diventata luogo di vacanza...da non crederci!
Ma ancora ho addosso e sui vestiti l'odore del freddo di Milano e quell'abbraccio a mia sorella che, ogni volta, é piú difficile lasciare...non dimenticarmi eh...
Peccato.
Peccato che sempre bisogni lasciare qualcosa per trovarne altre di cose e lasciare qualcuno per ricongiungersi con qualcun'altro.
Peccato.
Ma questo offre la vita, quella che non conosce sogni o utopie ma ti trattiene dove c'é, al fine, la realtá vera, la quotidianitá.

Peró ho i miei spazi, quelli dove posso stare qui e lontano. 
Dove i voli pindarici diventano reali e li tocchi e stai bene.
Dove le idee ancora hanno una forma e le conosco.
Dove do del tu ai pensieri piú nascosti.
Dove anche il non esserci é esistenza.
Dove anche non toccare fisicamente diventa un sospiro e posso, riesco a toccare quei riccioli rossi e le gote bianche.
Una tazzina di caffé, nero e bollente, spuma nella crema e me la bevo, in piedi, al bancone di un bar.
Alla fine, ho quel che ho voluto e le licenze poetiche le lascio ad altri oggi.
Il sole splende e fa freddo. Il cielo sembra un bigné gonfio di crema azzurra.
La Sierra madrileña oggi raccoglie le sue idee in un angolo e mi lascia stare.
Saluti e baci....

lunedì 2 gennaio 2012

Madrid-Milano:andata e ritorno....

L'ultimo giorno a casa...e la tristezza ricomincia ad occupare quella parte di me che ora profuma di pizza, di caffé. Quello bevuto in piedi, al bar, caldo, poco, odoroso di chicchi appena macinati.
La tradizione orgogliosa di chi nasce con la sua tostatura tra le dita, di chi impara da piccolo a godere del suo sapore forte e persistente.
Risulta strano pensare che poi ti unisce a una terra, spesso, una tazzina portata alle labbra o una mozzarella filante: quanto é ripetitivo e abitudinario l'essere umano!
Ma, purtroppo, se diamo per scontato che sono le persone quelle che fanno di te quel che sei, l'amore e la consapevolezza di averle sempre accanto anche nella distanza, poi, quel che davvero ti manca, lontano da casa, sono gli odori ed i sapori. Almeno a me.
E i giorni sembrano sempre pochi...o sará l'etá? I giorni che sembrano correre via piú veloci ora che si ha la consapevolezza di non avere piú abbastanza tempo anche se si fa finta di essere eterni, ancora, come a vent'anni.
Il ricordo che sembra tracciare la via, quella stessa che, a volte, non traccia il futuro, almeno razionalmente.
Non so, sinceramente. Ma mi sembra sempre troppo poco il tempo che trascorro qui e troppo sottile il filo che mi ricongiunge alla nostalgia.
Cosí, oggi é l'ultimo giorno, l'ultimo giorno a Milano é arrivato inesorabile.
E domani niente trucco, matita o rimmel, perché piangeró e piangeró, come sempre...
Quanto vorrei tornare per sempre...o poi rimpiangerei Madrid ? O poi continuerei a sognare sogni che parlano Spagnolo? Avrei bisogno di quelle sue strade immense e della sua megalomania?
Non so, non lo so davvero, ma...
Ma oggi so giá che nemmeno riusciró a godere appieno dell'ultimo giorno. Gli "ultimi giorni" dovrebbero essere cancellati nel tempo, con il tempo e dal tempo.
Oggi cercheró quei vecchi films italiani del dopoguerra, quella commedia italiana scritta e diretta con poche lire e ancora cosí attuale e disordinata. Come disordinato e senza regole é rimasto l'individuo, fermo e statico nonostante il divenire di tecniche e affini. Statica la sua anima, irremovibile, purtroppo o per fortuna, nei suoi miti e desideri esistenziali.
E mi porteró, nella valigia svuotata, un po' di tragico buonumore, quello con cui sono cresciuta, quello che ha aiutato la formazione del mio pensiero, filosofico direbbe chi ha dominato il potere delle parole. Di vita direi io che dalle parole mi faccio solo sporcare le dita...
Saluti e baci...

domenica 1 gennaio 2012

Milano da bere....

E milano ritorna alla sua frenesia, quella di un giorno qualsiasi, dopo le feste.
Autobus e tram, auto che corrono via sfidando il silenzio del mattino che va scemando, giá, nel nuovo giorno.
Cambiano gli anni e le stagioni, ma Milano resta quel che é, un'arnia frenetica di api operaie che non dimenticano mai quel che il mondo vuole e spera da loro: produttivitá.
Guardo fuori. Da questa finestra che inchioda gli occhi alla realtá quotidiana, il mondo sembra non essere cambiato mai a Milano.
Dall'infanzia alla giovinezza e poi all'etá quasi matura, Milano e i suoi rumori, Milano e la sua gente, Milano e i suoi odori, sembrano essersi fermati nell'operositá di un mondo antico dove arte e mestieri si fondevano nelle vecchie strade medievali.
Anche nel progresso del passare degli anni, Milano rimane una macchina che corre via, veloce e rumorosa cercando la sua strada o il suo destino, ingegnando fra traffico e inquinamento le sue idee.
Milano che dorme é quasi un sogno, quasi un'utopia.
Come un'utopia, un semplice desiderio, rimane e rimarrá il momento in cui anche le idee abbiano un valore che non si compensi con moneta o che, meglio ancora, non si esiga si svilluppino solo da chi le possa monetizzare.
Che meraviglia se le idde avessero, finalmente, un posto d'onore, come i mercati economici o il loro stesso potere!
Invece, anche per le idee si paga...perché i sogni diventano surrogati, frappé di latte condensato che nessuno beve...triste epilogo di un desiderio.
Ma Milano non sa o non vuole sapere. Milano corre verso e attraverso un altro giorno. Milano inventa la sua vita che si tinge di grigio.
Ma anche di valori nel cuore dei tre lavoratori di Trenitalia che passano ore ed ore, i loro giorni, sulla gru alla Stazione Centrale in lotta per se stessi e per i compagni che sono giá venuti e che verranno.
Che hanno festeggiato l'anno nuovo con una speranza vera di lavoro e dignitá, le due essenze, almeno nella quotidianitá di ogni essere umano, che sono state loro tolte e quindi negate, per supposti tagli alle spese.
Per loro e per chi con loro lotta e grida.
Per chi ancora ha il coraggio di dire "NO!" con la forza delle sue convinzioni.
Per chi non scende a compromessi col partito, il sindacato o la sua vita.
Per chi sceglie la sua strada, in salita, facendo di una gru la sua casa o di una piazza il suo cortile.
Per chi, nonostante tutto, é capace, ancora di difendersi e difendere i diritti revocati, cancellati, rubati.
Per loro e per me: che l'anno nuovo ingigantisca il sogno e che il sogno sia la nostra utopia e che l'utopia la nostra realtá! In questa "Milano da bere..." e nel mondo!
Saluti e baci....

E scusate se é poco....

Da lontano, come se Milano fosse ancora quel borgo medievale che é stata, sento i rintocchi delle campane. Una chiesa che chiama chi ha il coraggio di credere ancora, nonostante disagi ed uragani, geografici o geologici od umani.
Ho poche cose da chiedere a quest'anno nuovo, davvero poche perché, in fondo, si ha il diritto di chiedere quando non si ha. Quando non si ha pane e nemmeno acqua e nemmeno una casa o una coperta per il freddo. Quando i desideri sono l'unica ed ultima speranza, la fantasia diventata realtá, il niente il solo fatto quotidiano.
Noi che ci crogioliamo nell'avere tutto, avremmo soltanto il dovere di lottare perché chi non ha abbia.
Questo forse chiederei al 2012: di fare del dolore di altri la mia forza, di essere capace di cercare un giorno nuovo per chi nel corpo ha soltanto notte e nebbia e freddo nel cuore.
Di avere il coraggio di svilupparmi in quel che dovrebbe essere, ogni anno di piú, un ciclo di progresso nelle e per le vite di ogni essere umano.
Quindi, non sto qui a dirmi che smetteró di fumare perché non voglio farlo e non lo faró.
Non mi inventeró strani propositi inutili ed avventurieri.
Mi piacerebbe soltanto non avere io stessa pace finché almeno quelli che mi stanno intorno non abbiano conquistato in terra il loro angolo di paradiso.
Perché: chi siamo e cosa siamo se non siamo tra e per gli altri?
In ogni caso, data l'assoluta imperfezione della mia condizione d'essere umano, resta, almeno per ora, un proposito di speranza, un atto di fede nell'uomo e in me, certo....e scusate se é poco...e che il cielo, almeno quello dipinto di celeste, ci aiuti...
Saluti e baci...

mercoledì 28 dicembre 2011

Lá dove solo vive il cuore...

Mica ci posso credere che domani saró a casa...a casa...non quella dove abito, dove vivo, dove pulisco o cucino, dove incontro e non mi incontro, dove c'é José, certo.
Ma lui starebbe in ogni posto dove si possa stare insieme, lo so e la certezza mi inorgoglisce.
Ma la casa, quella della radici, non é questa e non lo sará mai.
Perché la mia strada parla un'altra lingua, beve un altro caffé e cuoce la pasta come si deve.
La mia casa é tra le nebbie del nord anche se, come tutti i Padani, vivo con quest'onda dentro che mi trascina verso il mare.
Io, marinaio d'acqua dolce, lungo Po e Ticino, Naviglio e Lambro, ho ripulito dal cuore sporcizie e disinganni, ora qui, di nuove sulle rive di un fiume, il Manzanares...
Ma la mia casa é lá dove le strade sono piú strette, il dialetto non urla quasi piú, le mie emozioni si esprimono nella lingua di tutti.
Dove la nebbia giá é soltanto principio e il cielo é grigio e freddo.
Dove il giorno e la sera si confondono e si scambiano i colori...e le albe nascono prima e i tramonti danzano nel rumore.
La mia casa é lá dove scorre la vita della Katis, tra deserti e grandi spazi, lacrime e sorrisi, sforzi e soddisfazioni.
La mia casa...domani arrivo!
Saluti e baci

lunedì 26 dicembre 2011

Sole giallo, cielo blu...

Anche se fai finta di niente.
Anche se dici che natale é un giorno in piú alla fine di un calendario sgualcito.
Anche se accendi l'albero senza crederci del tutto...e poi prepari la cena della vigilia e il pranzo di natale.
E stai tutta la mattina a preparare il tronchetto: monti la panna, prepari il pan di spagna e lo bagni con la coulis di frutti di bosco, e lo ricopri di cioccolato. E cerchi l'agrifoglio...e dici, é un giorno come gli altri...no, non lo é...
E ti ritorna in mente un sole pallido o a volte la neve quando si usciva in cortile e i primi fiocchi cadevano leggeri, in silenzio, senza disturbare botti e canti.
E ti ritorna in mente la notte magica in cui svegliavi tua sorella, é ora Katis...Gesú Bambino é arrivato, ho sentito un rumore...
E i, giochi all'alba, scoperti nel cuore della notte santa, erano giá gonfi di sbadigli ,ma persisteva la magia e la dolcezza dello sguardo della nonna, liquido d'azzurro, come le sue pupille.
E poi della mamma che almeno quel giorno si svegliava quando il sole giá aveva fatto capolino o la neve, dipende...
Guarda cosa m'ha portato Gesú Bambino...e il carbone te l'ha portato? Noo...che sono stata buona...
Chissá perché, solo mi tornano in mente i ricordi dell'infanzia, solo quelli tra i tanti di tanti natali di una lunga vita.
E ancora oggi che natale é giá passato, mi sento addosso quella strana nostalgia che non so dire se sia tristezza o magone o semplice malinconia...non so, ma li vedo tutti qui, ballare intorno a me i volti e i sorrisi di chi non c'é piú, di chi giá é andato via, verso un natale perenne, forse...chissá...
Saluti e baci....

venerdì 23 dicembre 2011

...O é Natale tutti i giorni...

Ma quanto tempo é passato?
Cinque mesi, lunghi di attese e giorni, tanti giorni, a volte stanchi e pigri, a volte illusi e disillusi, incantati nelle sorprese che regala ed ha giá dato il tempo.
O anche disillusi, certo.
Amici che vanno e vengono, gente che rimpiangi e rimpiange, che spera senza lottare o lotta con una debole scintilla di speranza.
Ma persone, sí e sempre.
Esseri umani che tengo, nonostante tutto, come clips appiccicate al cuore, nei pensieri lontani e remoti. O nell'asciutto persistere di lacrime seccate...
"Ma il tempo prende...il tempo dá...corriamo sempre verso quella direzione...che senso abbia, se ne ha avuto...chi lo sa..."
Resoconti? No, non sono abituata a fare i conti con il tempo. Ho pagato i miei debiti alla vita: adesso soltanto gioisco o piango, ma senza rimpianti e ripensamenti. Quel che é fatto é fatto, i conti e le somme le fará la storia, mia e di ognuno. Non io. Giá no.

Il ghiaccio si é sciolto, il sole fa scintille sulla brina delle foglie secche. Sono i primi giorni dell'inverno e la pace serena della casa ritrovata accompagna guardinga i miei passi. Si appesantiscono le immagini, i respiri sono lenti ed il cuore gonfio di una gioia antica e rinnovata....perché presto torno a casa, quella casa che parla la mia lingua, la lingua dei poeti. Quell'attesa di naviganti partiti e mai tornati. Io invece torno.
Naufraga e marinaia di vallata, torno a casa per pochi giorni, sempre troppo pochi...

E poi c'é Natale, dietro l'angolo c'é giá la festa.
Mia sorella dice sempre che il Natale é finito nel 2004, che ormai non é piú festa, ma solo un giorno in piú, uno degli ultimi del calendario di un anno che va via, sobrio e leggero.
E forse ha ragione, forse é proprio finito in quell'anno il Natale: quello dei profumi e balocchi, quello che anche da grandi era l'infanzia...forse sí...
Ma io che continuo a festeggiarlo preparando la festa nella mia cucina e poi apparecchiando la tavola come se tutto fosse rimasto uguale, prego qualche dio perché a tutti sia concesso almeno un Natale come uno dei tanti, uno qualsiasi, di quelli che ho potuto vivere io...e poi mi ripeto e mi ripeto, instancabile, nel cuore e nel vento, "o é Natale tutti i giorni o non é Natale mai..."
...Buon Natale...
Salutie baci...http://youtu.be/KVeRexhheVE

mercoledì 27 luglio 2011

Gazze ladre e stelle...

Me ne vado zigzagando dalla piscina a casa, troppo sole oggi. Ma l'estate chiama e l'acqua e l'illusione di non essere troppo distante dal mare.
Che poi, questo, é tra i pochi piaceri che mi sono rimasti, integri, intoccabili. Nemmeno il fantasma puó con il desiderio di sognare una marea che sale e scende, una spiaggia all'alba piena di telline e poi, quando le ore cavalcano l'azzurro dell'orizzonte, il calore del sole sulla pelle, ardente, il fuoco della vita.

É pieno di gazze ladre questo paese: corpi lucidi e neri e petti bianchi, in attesa sul filo della luce o tra gli alberi, aspettando che un raggio monello illumini e faccia brillare le cose.
Un pezzo di vetro o un diamante sono quasi uguali sotto il sole ed il loro valore é proporzionale al loro luccichío.
Forse in un'altra vita sono stata anch'io gazza ladra. Lo presumo dall'interesse che ha per me qualsiasi cosa che brilla, che sfaccetta la sua ricchezza (che importa se solo presunta?) sotto i raggi del sole.
Ricordo un cuoricino di vetro che avevo da bambina e che con la luce si rivestiva di mille colori, come un arcobaleno.
Davvero mi sembrava che dal mio collo penzolasse l'intero creato e le sue sfumature...e mi sentivo cosí ricca!
Adesso ho un piccolo cuoricino di cristallo che non metto mai, chissá perché.
Eppure, continuano ad affascinarmi i riflessi e le ombre, i colori sovrapposti e leggeri, quasi un'illusione ottica.

Anche le stelle sconcertano la mia fantasia, forse piú del sole perché si lasciano guardare.
E nonostante non sia un animale notturno, una lucciola bramosa di buio per potersi illuminare, quando posso e ci riesco le spio, sbadigliando l'amore che sento verso il giorno, ma con un rispetto che é quasi reverenziale.
Le stelle...che sembrano trapuntare il cielo, piú preziose dei diamanti, lucenti come le lacrime, bianche come un sasso illuminato dalla luna sul greto di un fiume...bianche come il ghiaccio eterno quando eterne non sono, vivono e muoiono, un po' come noi...ma quanto sono piú belle e pure di noi!
E intanto, lontano dagli occhi e dal cuore, quasi quasi muore un altro giorno...uno di meno verso altre stelle...
Saluti e baci...

La valle...

Quando chiudo gli occhi vedo una vallata grande, estesa sotto di me.
Percorro un ponte che non sale e non scende, ma scivola verso uno sconosciuto destino.
La valle emerge dal niente, come un raggio improvviso, la luce di un lampo nella notte.
E quel verde, mattutino, gocciolante di rugiada, fresco, un gelato al pistacchio sciolto sulla terra, mi conduce piano all'idea della nascita.
Sembra un campo di grano, germogli che daranno frutti, ma che ora altro non sono che docili fili d'erba scolpiti nell'aria tersa.
E la valle sale in un pendio che arriva al monte mentre io continuo il mio cammino sul filo fragile dell'ignoto.
Dove vado non si sa.
Forse é un sogno, uno di quelli che non bussano e non timbrano il cartellino per cominciare il loro turno nelle ore silenziose della notte.
Solo un'immagine. Perché i sogni non li decidi, li sogni soltanto, inerme davanti alla forza dello spazio onirico.
Invece, la valle sta lí, estesa nell'immensitá di se stessa.
Va e viene con un battere di ciglia: apro gli occhi e scompare, chiudo gli occhi e ritorna a darmi pace, conforto, tenera pacatezza.
Sará un ricordo, un momento che vissi un giorno e che non c'é piú.
Nemmeno: la valle é lí, chiudo gli occhi e ritorna, automatica come automatico é abbassare le palpebre e riposare.
Un ponte. Da lí osservo il verde e il mio silenzio che é il suo. Quel che io ascolto é soltanto un eco prestata.
Sto andando a casa, ecco.
Scoperto, lo sconosciuto si fa forte della sua trasformazione e non é piú tanto docile da maneggiare.
Non c'é piú la valle, il verde giá é giallo. Il grano giá raccolto, l'estate corre e corre...
E io sono giá a casa...
Saluti e baci....

mercoledì 13 luglio 2011

L'assurdo Belpaese...

Il vento che forse preannuncia il temporale, bussa all'uscio della finestra aperta e tutto si muove, si agita nell'aria come in un vortice fatto di fiato.
La tenda sembra cosa viva e le pieghe blu increspano il colore del cielo.
I fili tessuti da chissá quali sconosciute dita, sembrano ricomporre, di nuovo, la tela sottile, trasparente come l'aria stessa e le foglie che qui e lá fanno scivolare le loro molecole d'oro nel blu, sembrano staccarsi da un infinito autunno colorato d'ambra.
Il cielo, intanto, si scolora ed é l'azzurro, ora, che rincorre il bianco delle nuvole che, come ventagli perlacei, si muovono e si trasformano nel vento.
Vorrei essere io stessa, lassú, nuvola e vento e avere nelle mie dita il potere di tornare da dove sono venuta, un giorno di un gennaio ormai lontano.
Ma non certo perché qui mi manchi l'amore che nella dolcezza della mia casa solitaria vicino al mare neppure fantasiosamente mi sfiorava. No.
É soltanto la terra che chiama, é soltanto nostalgia.
Quello stivale peninsulare, circondato da tanti mari, acqua uguale a se stessa e differente, sempre, onde che invocano il signore dell'abisso e rispettano i suoi segreti; terre e isole fantastiche ripiegate su se stesse e la propria antica storia...
Regioni del nord con il loro gelo, valli con castelli che si specchiano nel lago, ghiacciai in movimento e cime eterne, alte come il tetto del cielo.
Boschi di larici, abeti rossi e pini, secoli di radici che si fondono con le zolle di terra.
E unghie di genti testarde che, graffiando, rubano il cuore alle montagne.
E seppero ricostruire le loro vite insieme alle case quando la terra, dal profondo della sua anima, scosse la rabbia e i dissapori dal suo groppone vecchio e si aprí all'improvviso, come scatola rotta, inghiottendo, con fame divoratrice ed ingorda, paesi e cittá ed il cuore battente di ogni essere vivente.
O quando la montagna, la terra e le pietre, col bosco intero, scivolarono nell'acqua della diga e l'onda che si produsse sommerse interi mondi e vite: famiglie, paesi, cose e persone...in un istante furono soltanto frammenti di ricordi.
Ma la testardaggine sopravvissuta alle stesse generazioni, ripercorse le menti e i cuori, scosse di nuovo la grandezza del disastro e ricostruí. Ricominció la vita...

Profondo nord di padroni, ma anche di operai che vivono pesanti giorni con la leggerezza di un istante o di un'idea.
Lombardia, terra di dominanti e dominati, di imperi barbari e vincenti, di Ostrogoti e Visigoti, di Galli e Longobardi. Gente fiera e libera che mi ha visto nascere, mi ha dato un accento e un dialetto che non so nemmeno ben pronunciare, ma che nonostante tutto é la lingua dei miei avi, padri e madri che m'hanno insegnato l'orgoglio della libertá, la cocciutaggine della giustizia.

Nord di leggende urbane che raccontano la sua imperturbabile sensibilitá, l'altezzosa distanza nelle sue azioni...ma sono soltanto miti di epopee presunte e giá appassite.
Nord di polenta gialla come il sole, alimento fedele della sua dignitosa povertá e di filande e vecchi contadini ormai soltanto ricordati nelle stanze dei musei.

Piemonte monarchico che ricorda e si vanta ancora degli antichi fasti di re disertori e rinnegati, ma anche di parchi e cioccolato, mascherine e gianduiotti, automobili e fabbriche, operai stanchi e signorotti capricciosi e viziati
.
L'Emilia e la Romagna, grasse di prosciutti e mortadelle, fatte di portici e contrade, di cantautori e uomini leali che hanno lottato e vinto nelle guerre per la libertá.
Terre di saggi ed universitá, di saltimbanchi e poeti, musicisti e lirica austera. Di registi geniali e di storie cantate sulla riva del mare. Un mare stanco che ti lascia camminare fin quasi dentro il suo mistero quando, il mattino, la bassa marea lascia fare, ti permette toccare l'anima fragile dell'Adriatico cordiale.
Spiagge bianche di sabbia e telline, d'ombrelloni e sdraio, di abbronzanti e larghe estati che finiscono in agosto quando i salariati di Milano tornano a casa lasciandosi dietro il mare ed un sogno.

E poi il Centro, rinascimentale ed elgante, regioni che hanno segnato la storia dell'arte autografando manoscritti e pitture, quadri e statue di marmo d'un bianco lucente e incandescente: Marche Toscana Umbria Marche ed Abruzzi, terre di maestria e olivi, musei e cinghiali, formaggi stagionati nelle fosse scavate nella terra e grotte di antiche stalagmiti e stalattiti. Di poeti padri della lingua, quell'unione armonica di vocali e consonanti che sempre sembrano comporre il suono di un desiderio.
E di montagne, gli Apennini che vanno fino alle Ande negli scritti del poeta. Di piccoli borghi medioevali che racchiudono la storia e l'ingegno di geni reazionari attraverso l'arte che continua a tracciare la loro vita nel continuo fluire immortale del ricordo.

E poi il sud caldo e piccante, pepeoncini e pasta, aglio e pesce spada, marionette che nelle vie dei borghi recitano ancora antiche gesta.
Sicilia Campania Calabria. Molise Basilicata e Puglia. mozzarelle e pomodori, peperoni e melanzane in un concerto strabiliante di colori e d'odori.
E mare verde come é verde lo smeraldo, come un prato ondeggiante nel quale rieccheggiano le urla di naufragi e canzoni di sirene, faraglioni come giganti di pietra in mezzo all'acqua e voglia di continuare a navigare...
Cittá frustate da re e feudatari o da politici corrotti. Da una mafia che uccide piú di un cancro.
Ma fatto anche di gente nobile e coraggiosa, austera nei silenzi e nelle parole...uno, nessuno e centomila...cosí é, se vi pare...

E poi c'é Roma, Caput Mundi, la cittá eterna e la mia capitale: fontane che rincorrono ancora i ciak di Fellini, d'acqua che suona sbattendo contro le monetine gettate dai turisti. Mastroianni ancora vive la Dolce Vita notturna di una cittá che non muore; Giulietta ancora rincorre gli spiriti o s'immalinconisce sulla Strada dove troverai sempre uno Zampanó pronto ad ingannare.
E il Colosseo conta e riconta i suoi gatti aspettando di rinvigorire i suoi sassi stanchi in un'era di splendore.
E gli archi di trionfo, il Pincio e il Tevere che corre, vendono, ora, pizza al trancio e santitá.

E Napoli che per me, nipote figlia e sorella del Nord lattiginoso di nebbia, non é sud e nemmeno nord, ma soltanto Napoli la bella, madre di scugnizzi furbi e intriganti, ammazzata dalla camorra e dai rifiuti e rinata, ogni volta, nel profumo di una sfogliatella o di un babá che gocciola di rum. O nel fresco ghiaccio bianco di una granita di limone, fine come l'orizzonte che intravedi dal Maschio Angioino.
Mentre scende da Posillipo uno scanzonato canto d'amore e nei quartieri Spagnoli la roba stesa ad asciugare, da una finestra all'altra, si lascia accarezzare dal vento, nei vicoli e in galleria si spande prepotente l'odore del caffé forte che sostiene il cuore di questa nobile creatura.

Ecco, questa, oggi e sempre, é e sará la mia nostalgia: Italia di poeti navigatori e santi, di banditi e buona gente dove, per fortuna, ci sono pochi "Cavalieri" ma tanta folla stonata che, a volte, pare perdere il senso del proprio esistere.
Ma soltanto a tratti: poi si sveglia e dichiara apertamente il suo sconforto per una schiera di mercenari che la governa e che non la rappresenta.
Di lei, dell'Italia, come di un vecchio amante, ricordo solo le cose belle. Le brutte, le fandonie e i pettegolezzi, le ho dimenticate forse per amore o, chissá, per uno strano presagio di sconfitta. 
 
 
E il vento soffia e soffia ancora, con incipiente violenza, gridando la sua rabbia e spostando ogni cosa al suo passare, qui, a migliaia di chilometri, lontano da casa.
Ma non mi sposta, a me che vorrei: mi lascia qui, mentre fuori quasi infuria la tempesta, il cielo si nasconde nel sole, il sole dietro le nuvole, le nuvole nell'infinita lontananza...e il salice piange, gocciolano le sue tristezze e, nel vento, si sente una canzone..."Parlami d'amore Mariú...tutta la mia vita sei tu..."
Saluti e baci...